

Marco Maraviglia //
Quando Stefania Adami decise di andare adagio sui Quartieri Spagnoli
I vicoli più fotografati di Napoli dove gli abitanti non sono folklore
Stefania Adami con la sua personale Adagio Napoletano, visitabile fino al 12 ottobre, apre il nuovo ciclo di mostre fotografiche presso Movimento Aperto in via Duomo 290/c, dell‘artista e gallerista Ilia Tufano.
«Sono foto fatte sui Quartieri Spagnoli»
«Eh, ma ce le ho anch‘io»
«Sì, ma queste non sono “street photography”»
«Io ho il ritratto di Tarantina»
«Sì, ma è frontale, asettica, un semplice “trofeo”. Giusto per dire che l‘hai fotografata. E poi tutte le tue foto sono in bianconero e non so perché o forse lo immagino»
Più o meno questa potrebbe essere una breve conversazione con chi ha scattato spesso foto in uno dei quartieri di Napoli più battuto da decine di fotografi dal dopoguerra ad oggi. Del tipo “lo potevo fare anch‘io”.
Tanti i documenti fotografici di denuncia sociale, di esaltazione folkloristica, di ironia popolare che non raramente ridicolizzano certi aspetti locali restituendo l‘apoteosi dell‘oleografia partenopea. Il pittoresco banale. Come quelle cartoline, ormai sbiadite dal sole, esposte fuori la bottega di souvenir e messe a basso prezzo per improbabili collezionisti del vintage.
Si tratta di un territorio che negli ultimi anni si è trasformato divenendo di alta curiosità turistica. Dove finanche i turisti stranieri, tra pizzerie, trattorie, panni stesi, “via Totò e Peppino” (via Portacarrese a Montecalvario) e palazzi del ‘600, vanno a visitare il “tempio di D10S” con annesso murale che negli anni pure è stato soggetto a trasformazioni e restauri.
Stefania Adami nelle sue foto non ha ripreso nulla di turistico, non ha spettacolarizzato un luogo per compiacere turisti a caccia di folklore, antropologi, urbanisti, detrattori e denigratori di una parte di Napoli.
A 27 anni venne da Lucca per lavorare a Napoli. Prese casa a ridosso dei Quartieri e la mattina, per evitare le attese dei trasporti pubblici, li attraversava per andare al lavoro. Senza guardare in faccia a nessuno, con gli occhi sui basalti. A passo svelto. Era un periodo in cui percorrere quei vicoli sembrava come addentrarsi in un territorio astioso dove “bisognava stare attenti”.
Poi Stefania Adami, con la sua indole un po‘ ribelle, decise nel tempo di rallentare, guardarsi intorno e…
…passo dopo passo, con sorpresa, quei “malfamati” vicoli senza sole diventarono la melodia più accogliente. Si tinsero di colore umano ai miei occhi, offrendomi un ventre materno popolato di sorrisi nuovi e d‘inverosimile generosità.
Volse quindi una nuova modalità di osservazione che cavalcava i versi di una vecchia canzone:
Si vuje vulite bbene a ‘stu paese, fermateve ‘nu poco rint‘ e viche, guardate rint‘ ‘e vasce e for‘ ‘e cchiese. Venite insieme a me, pe‘ strade antiche, invece e cammenà vicino ô mare…
(Se volete bene a questa città, fermatevi un poco nei vicoli, guardate dentroai bassi e fuori le chiese. Venite con me, per le strade antiche, invece di camminare vicino al mare)
- Roberto Murolo “Adagio Napoletano”
E nasce il suo progetto: Adagio Napoletano.
Gli occhi di una toscana fermano il tempo tra i vicoli più fotografati d‘Italia in un‘atmosfera ovattata, senza rumori, con immagini dall‘intonazione calda. Come caldo è il rapporto che è riuscita a stabilire tra lei e i soggetti ritratti.
Passeggia con la fotocamera tra quei vicoli scrollandosi di dosso i pregiudizi e inizia a conoscere gli abitanti dei bassi. Da vicino. Dentro i loro sorrisi. Attraversando i loro occhi. Per ritrarli in maniera confidenziale. E loro collaborano per le pose.
Salvatore nel frattempo a 58 anni, «se n‘è juto». Viveva tra icone religiose di madonne, Padre Pio e Gesù Cristo. E il quadretto di Marilyn Monroe ai suoi piedi nella foto è quello che dà contemporaneità al suo volto avvolto da una nuvola di fumo.
In un quartiere popolare si fuma tanto per trascorrere il tempo, ma una signora fuma fuori casa per rispetto del figlio che dorme. E se lo guarda con occhi materni che possiamo solo immaginare perché è di spalle.
Tarantina assorta nei suoi pensieri, sembra non avere le rughe che in tanti conosciamo, la luce radente sul suo profilo ne esalta una bellezza dolce e vissuta che probabilmente lei sente di avere.
Una corona di palloncini dopo la festa, di quelle che adornano i portoni per un matrimonio o una comunione, non viene distrutta scoppiando i palloncini stessi, ma è accantonata su un muro, come due paia di scarpe da donna. Perché “possono servire sempre a qualcun altro”. Quasi a voler raccontare quel fil rouge di solidarietà che lega gli abitanti. Perché i bassi dei Quartieri sono una grande casa, un‘unica famiglia con finestre i cui affacci sono interconnessi. Immaginando un «favorite, buon appetito» che si dicono forse a ora di pranzo come quando si pranzava sulle pedane delle cabine al mare.
E in quell‘umanità varia si scorge l‘autoironia, una nascosta eleganza dignitosa anche nello stare in vestaglia per strada. Dove la tv è accesa 24h e si prepara da cucinare fin dalle 10.00 del mattino. Tra sedie fuori i bassi, “bancarielli” (banchetti) e edicole sacre. Mentre qualcuno si arrangia in casa con qualche lavoretto.
Sono i Quartieri Spagnoli di Stefania Adami. Intimi. Morbidi. Lenti. Adagi. Un Adagio Napoletano.
Stefania Adami
Fotografa per passione dall‘età di 11 anni.
Numerose le mostre personali e collettive in tutta Italia e le pubblicazioni di libri fotografici. L‘opera “L‘inquiLinea del 2014” è esposta in via permanente nel Museo a cielo aperto di “Bibbiena Città della Fotografia”.
Adagio Napoletano
di Stefania Adami
a cura di Giovanni Ruggiero
Movimento Aperto, via Duomo 290/c, a Napoli
dal 20 settembre al 12 ottobre 2023
il lunedì e il martedì ore 17-19, il giovedì ore 10.30-12.30 e su appuntamento chiamando i numeri 3332229274 - 3356440700