

Marco Maraviglia //
Vittime di Dio in mostra al PAN con la rassegna Ceci N’est Pas Un Blasphème
Un intenso progetto di Antonio Mocciola e Carlo Porrini: circa 40 scatti fotografici, attraverso un viaggio che assegna volti viventi a donne e uomini uccisi con la scusa della fede nel corso della storia
Bruciati vivi, impiccati, gassati, strangolati, decapitati, giustiziati dietro processi sommari, a volte prima torturati. Sono state le “pecore nere” dell’umanità dei tempi. Quelli che hanno detto “no” a una Fede unilaterale. No alle regole indiscutibili impartite dall’alto. No al pensiero indottrinato. No all’impossibilità di teorizzare oltre il già sancito. Pur sapendo di mettere a rischio la propria incolumità. Pur sapendo di dover trascorrere il resto degli anni della propria vita in fughe o peregrinaggi posticipandosi la condanna a morte.
Coraggio o incoscienza?
“Semplicemente” persone libere dentro che andavano contro il sistema sociale, religioso e politico in cui vivevano. Per dignità. Per coscienza. Per rispetto di se stessi, per onestà intellettuale e cercando forse di dare forza e voce a chi non ne aveva. Mine vaganti. Paladini di un pensiero emergente. Affinché lo stato delle cose non restasse palude e ignoranza collettiva. Martiri ma non sempre santificati. Individui che non erano cittadini del proprio tempo.
Eretici, ribelli, farneticanti, rivoluzionari del pensiero e delle idee che andavano oltre il consentito dalle caste. Oltre i dogmi. Oltre quanto deciso dai poteri religiosi. E si marchiavano per sempre. Ricercati perché condannati. Spesso senza nemmeno un processo pilotato, così, giusto per salvare almeno la faccia del Potere.
Il peccato era ragionare diversamente da ciò che era scritto e ormai consolidato nel corso dei secoli. Era blasfemia. Eresia. Punibile.
Antonio Mocciola e Carlo Porrini hanno voluto omaggiare con il progetto espositivo Vittime di Dio (nudi eretici) alcuni di questi personaggi rappresentativi dell’attivismo del pensiero diverso, in occasione della rassegna Ceci N’est PasUn Blasphème. Questa non è una bestemmia.
Contro la censura di un certo modo di pensare, dire, essere in modalità borderline. In controtendenza col pensiero unico delle epoche del passato.
È una rassegna contro le censure? E allora è l’occasione per sbattere corpi nudi in prima pagina…pardon, sulle pareti. Seni, fondoschiena, genitali maschili e femminili sono il pretesto per attirare l’attenzione del pubblico e far scorgere su ogni corpo i nomi delle Vittime di Dio. Nomi scritti a mano con inchiostro ad acqua per maquillage o stampati a timbro con caratteri tipografici in legno della Tipografia Museo di Carmine Cervone.
Giordano Bruno, Giovanna D’Arco, Ambrogio Cavalli, Beatriz Kimpa Vita, Cayetano Ripoli… Vittime dell’Inquisizione, del vecchio Clero, a volte con la colpa di non essere stati eterosessuali o comunque non convenzionali e quindi “fuorilegge”.
A loro dedichiamo questa mostra fotografica, alle Vittime di Dio. Del quale noi neghiamo l'esistenza, o quantomeno ne sospendiamo la possibilità, e dunque ci si legga con ironia. Dio non uccide perché non esiste, e se esiste uccide e allora siamo tutti vittime.
Le Vittime di Dio che qui immortaliamo sono quegli esseri umani che, in nome di un Dio altrui, sono stati uccisi da altri esseri umani.
E li presentiamo in natura, in carne e ossa, come agnelli sacrificali. Sul loro corpo indifeso il graffio di un nome, il loro. Giovanna D’Arco o Pierre de Bruys, Anna Weiler o Giordano Bruno, ma anche illustri sconosciuti. C'è stato, democraticamente, un rogo per chiunque.
- Antonio Mocciola e Carlo Porrini
Fotografie in bianconero dai forti chiaroscuri, luci ed espressioni di persone ritratte che evocano scene e percezioni caravaggesche. Individui drammaticamente soli. In un limbo. Come nudi su una lastra di ghiaccio sospesa nel vuoto. Urla munchiane e maschere da tragedia greca nel silenzio dell’ignoranza. Corpi in tensione, aggrovigliati su se stessi, nudi e crudi ma dove il focus, il punctum, il centro emozionale di tali immagini non sono capezzoli e falli ma quei nomi scritti sulle carni reincarnate, non sempre facilmente leggibili e quindi da scoprire con l’attenta osservazione. Perché a volte sfuggenti nell’ombra. O perché forse ancora tendiamo a dimenticare quei protagonisti della libertà del pensiero, continuando a nasconderli sotto a un tappeto intriso di sangue.
Modelle e modelli si sono prestati ammirevolmente con entusiasmo a questo progetto abbracciando la causa. Senza pudore. Forse emuli di quel pensiero divergente che è, in fondo, ciò che dissuaderebbe repressioni e censure per l’evoluzione delle civiltà.
Modelle e modelli che non sono mai stati tali. Qualcuno sì, attore, attrice, ma tutte e tutti che hanno seguito le indicazioni registiche degli autori delle immagini: Antonio Mocciola, Carlo Porrini, Gian Paolo Bocchetti e FedericaPone.
Vittime di Dio, è un progetto contro l’omertà. È qualcosa che sembra cavalcare l’onda del contemporaneo se guardiamo altri ambiti perché ancora oggi, pur non essendoci roghi, fucilazioni, ghigliottine, esistono altri mezzi per uccidere moralmente e mettere a tacere chi tende ad esprimere pensieri diversi: macchina del fango, denigrazioni, diffamazioni, fakenews, ricatti, corruzioni. Perché c’è sempre bisogno di yesmen e non di obiettori eretici. Ma, come disseGiovanni Falcone:
Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
"LE VITTIME DI DIO" nudi eretici
di Antonio Mocciola e Carlo Porrini
Con contributi di Gian Paolo Bocchetti ed Emanuela Pone
In occasione del festival internazionale delle Arti Censurate "Ceci n'est pas un blasphème" diretto da Emanuela Marmo
PAN – Palazzo delle Arti di Napoli
Via dei Mille, 60 - Napoli