

Federica Cerami //
A Napoli “Francesca Woodman. Fotografie dalla collezione di Carla Sozzani”
Non c’è limite al buco nero nel quale è possibile cadere dentro l’atto fotografico
LA MOSTRA
Nella mostra sono presenti una selezione di quindici opere tra le quali: una (Untitled, 1980, Diazotype print, 360,5×97 cm), esposta per la prima volta a Napoli, un cammeo sulla ricerca estetica della fotografa statunitense Francesca Woodman che si focalizza nel rapporto fra corpo e spazio e tre video realizzati dall’artista fra il 1975 e il 1978 accompagnano le fotografie
“Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.” (Francesca Woodman)
BIOGRAFIA
La breve vita della fotografa Francesca Woodman, si è interrotta a soli ventitré anni, riuscendo a fermare nei suoi struggenti scatti delle immagini che le hanno dato l’immortalità.
Francesca Woodman nasce a Denver il 3 aprile 1958, da una coppia di artisti che sin dall’infanzia le fa respirare i sapori, i colori, le sensazioni e le emozioni dell’arte.
A tredici anni riceve in regalo la prima macchina fotografica e da lì prende avvio la sua carriera artistica.
Dedica la sua giovane vita agli studi d’arte e al suo lavoro di esplorazione fotografica.
Il 19 gennaio del 1981 si suicida buttandosi da un palazzo di New York, nello stesso mese è pubblicata la sua prima raccolta di fotografie dal titolo Some Disordered Interior Geometries – Alcune disordinate geometri interiori.
Nelle sue fotografie predilige nudi femminili ritratti in bianco e nero, tipico del suo stile è l’indugiare su ciò che la circonda sino a diventare tutt’uno con l’ambiente grazie a effetti sfocati ottenuti con lunghi tempi di esposizione
Le immagini di Francesca Woodman appaiono come emblematiche denunce di quel male di vivere che ha attraversato tutto il Novecento, la scelta di un mondo altro, diverso dal mondo reale, con la scelta di quell’unica alternativa possibile per uscire dalla prigionia che la vita impone. Figure sole, decontestualizzate, appaiono avvicinate tra loro apparentemente senza un preciso significato, ma è proprio questo corto circuito semantico che conduce all’armonia.

CONSIDERAZIONI A MARGINE
Un occhio veloce e poco incline all’idea di perdersi dentro le immagini, con difficoltà riesce a trovare nel lavoro della Woodman un filo al quale aggrapparsi per arrivare a percepire il punto della sua riflessione. Per amare la Woodman bisogna lasciarsi andare dentro ogni sua immagine, per poi, magari, ritrovare frammenti di sé persi nel tempo della propria memoria.
Non c’è limite al buco nero nel quale è possibile cadere dentro l’atto fotografico: ogni visione rivolta verso l’esterno è, per la Woodman, il momentaneo punto di arrivo di un dolore silente che non si ferma mai.
Fotografare se stessi può essere un gesto rassicurante quando si riesce a rintracciare anche una vaga idea della propria presenza ma, al tempo stesso, può generare una sofferenza senza fine, quando tutti i propri ritratti, messi assieme, non compongono quel grande mosaico al quale pensavamo di essere destinati.
Dentro le tracce di questa eterea presenza nel mondo della Woodman è facile trovare le anticipazioni di quello che sarà poi il meraviglioso lavoro di autoritratto terapeutico realizzato dagli anni 90 in poi dalla fotografa Spagnola Cristina Nunez.
La Woodman, pur aprendo le porte a una incredibile idea di ricerca di se, non è riuscita a salvarsi dentro queste sue visioni all’apparenza molto delicate e, prematuramente, decise di tirarsi fuori da tutti quei piccoli quadrati di vita che non le restituivano la sua dignità di donna.
Gli orari della mostra: Da venerdì 11 gennaio al 10 marzo 2019, apertura al pubblico mar-ven 10.30-13/16-20, sab.10.30-13. Ingresso libero. Brochure della mostra in galleria, Paparo Edizioni.