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08.08.2021 # 5774

Marco Maraviglia //

Raffaele Celentano in mostra. Italians e sirene incontrano i turisti dell’estate sorrentina

Fino a estate inoltrata, Villa Fiorentino, il Chiostro di San Francesco e la Chiesa dell’Addolorata ospitano le fotografie dell’eclettico fotografo

Chi è Raffaele Celentano

Laureato all’Orientale di Napoli, dal 1986 vive tra Monaco, dove ha insegnato Italiano ai tedeschi, e Sorrento, dove è nato.

Dal 1988 entra nell’agenzia fotografica tedesca Laif.

Le sue foto sono pubblicate su riviste (inter)nazionali ed esposte in tutto il mondo.

Nel 1991 vince un concorso fotografico che gli fece decidere di dedicare la sua vita alla fotografia rinunciando al lavoro di docente.

Lavora rigorosamente su pellicola, prevalentemente in bianconero e ci tiene a far notare che nessuna delle sue immagini è croppata, ovvero, tagliata in camera oscura.

Nel 2004 apre nel centro di Monaco di Baviera la Galerie Raffaele Celentano.

Con spirito di mecenatismo, ha resuscitato alcuni spazi di Sorrento.

 

Ho trasformato lo scantinato deposito di Villa Fiorentino in Galleria con un mio progetto e, ovviamente, l'assunzione dei costi. L'idea è sempre quella di andare a creare nuovi spazi non ad occupare i presenti. Anche per la galleria al chiostro di San Francesco è avvenuta la stessa cosa sei anni fa.

Per la Chiesa dell’Addolorata abbiamo attivato un’operazione che definiamo "Arte e Bene"; oltre ad avervi creato due posti di lavoro facciamo un'offerta fissa alla Chiesa per opere di beneficenza.

 

Il triangolo espositivo di Raffaele Celentano

Ci sono tre luoghi a Sorrento che in questa estate Raffaele Celentano ha inondato di energia emotiva, carichi di simpatia, glamour, sensualità, divertimento e quant’altro con le sue immagini fotografiche che evidenziano il suo eclettico percorso professionale. Questi luoghi sono Villa Fiorentino, il Chiostro di San Francesco e la Chiesa dell’Addolorata dove trovare un ricco shop per acquistare le sue immagini.

Ad accogliere il pubblico in questi spazi ci sono Jennie, Teresa, Emma, Marianna, Francesca e Giulia. Tutte ragazze gentili, appassionate di fotografia ma innanzitutto dell’autore, che fanno da guida raccontando, senza invadenza, aneddoti e curiosità dell’autore e delle sue immagini.

 

Italians, la vita degli italiani

The Italians è una mostra che abbraccia, in 150 fotografie, circa trent’anni di lavoro di Raffaele Celentano. Realizzate in tutta Italia dal 1990 ad oggi. Stampate in fine art a tirature limitate e rigorosamente autenticate dall’impronta digitale del suo pollice con firma sovrapposta.

Con Broken Beauty, una vecchietta che si specchia in uno specchio rotto di un armadio lasciato per strada, vince nel 1991 un concorso fotografico. La critica dell’epoca gli fa notare che lo scatto richiama i carpe diem di Bresson e lui decide da allora di dedicare la sua vita alla fotografia appassionandosi al reportage, alla street photography e a un certo modo di fare fashion: immagini dalle caratteristiche pubblicitarie dove la peculiarità sta nel farle sembrare realistiche, prese al volo.

Pur vivendo a Monaco, Raffaele oltre a viaggiare in tutto il mondo documentando paesaggi, stili di vita, architetture, va su e giù per l’Italia immortalando scene di vita e ritratti estemporanei a gente sconosciuta e amici.

Si tratta di immagini che, anche se qualcuna presa costruendone una regia, inserendo talvolta una sua Giulietta rossa d’epoca, sono caratterizzate tutte da una speciale spontaneità e naturalezza da Dolce Vita, fresche, animate, o con un neorealismo fotografico dovuto alla sua passione per il cinema di cui colleziona numerose foto degli anni ’60 di Sophia Loren, Vittorio De Sica ed altri registi e attori. Anche queste esposte in una sala del Chiostro di San Francesco.

 

Lo stile di Raffaele Celentano è non avere uno stile. Si tratta di un eclettismo professionale tipico di chi può permettersi di fotografare qualsiasi soggetto lasciando parlare questo e rispettandone il contesto piuttosto che trasmettere la propria impronta. È così che sembra le sue immagini possano ricondurre a stili ed atmosfere che possono ricordare Helmut Newton (Affacciati alla finestra amore mio), Mario Giacomelli (Sister acts in Sorrento), Elliot Erwitt, Mario De Biasi, Ferdinando Scianna, il già citato Bresson, fino a raggiungere effetti di neorealismo contemporaneo (Piazza Italia).

 

The Italians, Gli Italiani, rappresenta il più grande spettacolo del mondo, lo spettacolo della vita, un inno alla vita nei suoi aspetti più intensi, gioviali, ironici, divertenti, maliziosi, giocosi, che solo il popolo italiano ha. Dall’individuare la spettacolarizzazione delle processioni religiose, all’allegria dei bagnanti anziani sul bagnasciuga di una spiaggia di Positano.

Immagini indescrivibili per certi versi, da vedere perché una foto può valere più di mille parole, come citano in più lingue i fogli nella decina di macchine da scrivere esposte nell’allestimento del Chiostro di San Francesco.

 

The Sirens Caves, il tufo e le sirene di Sorrento

Nei sotterranei di Villa Fiorentino è in corso un’altra mostra di Raffaele Celentano

L’autore nel 2015, forte delle sue conoscenze di grottesegrete, insenature misconosciute, caverne e cunicoli da Meta di Sorrento a Punta Campanella, realizza “Le grotte delle sirene” dimostrando ancora una volta la sua abilità di poter cambiare genere senza lasciare sbavature.

Un Ulisse che non teme le sirene e non si fa legare, le cerca invece, tra alcune delle sue belle amiche, senza scomodare modelle professioniste, e le coinvolge in un complesso gioco di seduzione onirica. Dove corpi, tufo e mare si amalgamano in una sintonia sonoramente silenziosa facendo ascoltare nella mente dell’osservatore, leggeri infrangersi del mare che nascondono respiri, sospiri e vocine deliziose. Buio e luce, gestiscono in queste immagini la doppia anima delle sirene. Loro ci sono, nude ma non provocano. Perché stanno sole con se stesse. Perché Raffaele-Ulisse è invisibile ma ne sta catturando la loro essenza più libera e naturale. Sono sirene irraggiungibili ma vicine. Leggere, eteree, plastiche e sinuose, per certi versi angeliche. Fluttuano e disegnano armonie subacquee o chissà quali dialoghi misteriosi di una lingua sconosciuta. Nate lì dove sono state immortalate, probabilmente. A poca distanza dagli isolotti Li Galli. Al riparo da flotte navali. Al riparo dalle nuove generazioni di uomini che nulla sanno della magia che queste strane donne senza tempo possono donare.

Da queste immagini nasce il desiderio di avventurarsi in questi anfratti marini e, infatti, questo è il fine di Raffaele Celentano che trapela, far conoscere la meravigliosa bellezza della costa della Penisola Sorrentina che andrebbe vissuta per mare, in barca, esplorandola senza guida, addentrandosi nella cave tufacee ed ascoltare quei suoni di grande bellezza.

 


Informazioni

 

The Italians

Chiostro di San Francesco

ViaSan Francesco, 12 (adiacente Villa Comunale)

dalle 10.00 alle 21.00 orario continuato tutti i giorni finoa fine dicembre 2021 

Ingresso: 3,50 € 

 

The Italians (Chiesa dell’Addolorata)

ViaSan Cesareo, 47 (centro storico)

dalle 10.00 alle 22.00 orario continuato fino a fine ottobre 2021 

Ingresso: libero

 

The Sirens Caves, il tufo e le sirene di Sorrento

Villa Fiorentino

C.soItalia, 53

Orari: 10.00 – 14.00 e 17.00 – 21.00

Ingresso: 5,00 € 

 

Info:

Raffaele Celentano: 344 0838503 - celentanogallery@gmail.com

28.07.2021 # 5771

Marco Maraviglia //

Cristina Burns: ESCAPISM

Quando una pandemia genera la fuga dalla realtà attraverso l’immaginazione. Mostra “digital-fotografica” alla Reggia di Carditello

Chi è Cristina Burns

Classe ’82. Americana nata in Spagna ma cresciuta a Napoli dove vive. Non si considera fotografa ma un’allestitrice di fotografie per mezzo di assemblaggi di manipolazione digitale ed è quindi collocabile a cavallo tra la staged photography e quello che definirei surrealismo contemporaneo.

Ha vissuto sette anni con il nonno amante della fotografia che, racconta Cristina, durante la II guerra mondiale invece di procurarsi beni di prima necessità, cercava i chimici per sviluppare le sue foto.

Il padre era fotografo ufficiale per la marina militare. Dato il contesto familiare, è stato inevitabile e naturale per lei avvicinarsi alla fotografia e uno dei regali ai quali si affezionò particolarmente fu una mini macchina fotografica attraverso cui si vedevano immagini di una città. Chi è un po’ boomer sa che stiamo parlando di quei deliziosi souvenir che vendevano ingrappolati fuori agli empori nelle città turistiche.

 

Cristina Burns adora andare in giro per mercatini e, con un’ossessione quasi compulsiva, va a caccia di giocattoli vintage ponendosi domande sulle storie che ci sono dietro, a chi sono appartenuti, che tipi erano i bambini che ci giocavano, se ci giocavano. E ne immagina un vissuto magico e ignoto.

Unendo la passione per la fotografia al collezionismo, inizia a realizzare degli still life con gli oggetti che compra. Inserendoci anche caramelle.

È affascinata dalle caramelle e da tutto il mondo del dolce; per i loro colori invitanti, pur non mangiandone ritenendole nocive.

 

Ci sono caramelle che conservo per anni per i miei still life e restano intatte, non si deteriorano e, anche se non conservate in contenitori, sono snobbate persino dalle formiche.

 

Il mondo immaginario di Cristina Burns: Escapism

Con Candyland,la sua prima personale tenuta nel 2018, Cristina Burns ironizzava, con tratti cinici e taglienti, sulla caducità naturale della vita in contrasto con l’istinto disperato di sopravvivenza umana. Estremizzava con l’immaginazione, una società in cui l’abuso di farmaci, dalla bellezza caleidoscopica, e botulino non sono che un grande inganno, una deriva di uno stile di vita.

 

Ma il lockdown da Covid-19 ha generato poi in Cristina Burns, un punto di rottura, un totale desiderio di fuga dalla realtà.

In un mondo distopico, abbrutito da forza di cose, un sistema sociale che prende pieghe a-sociali, le reazioni degli umani divengono svariate, sfociando a volte in quel che è definito escapismo: il rifiuto di una vita innaturale rischiando di passare dalla padella alla brace come alcoolismo, consumo di droghe, aumento del consumo di videogiochi, pornografia... Lì dove la vita dell’umanità sembra terminata nel marzo 2019.

L’escapismo può fortunatamente generare fughe dalla realtà anche in modi più “sani” come l’immaginazione, sognare un mondo diverso in cui rifugiarsi e Cristina, quasi a voler citare Extraterrestre di Eugenio Finardi, si inventa A new Planet, un pianeta che sia tutto suo, invitante, colorato, protettivo, in cui ella stessa è Candygirl, un autoritratto col volto cosparso di caramelle sciolte, dolci e sgargianti e l’immagine dell’Alien la fa sentire a casa sua.

 

Una giornata illuminante al Museo di Capodimonte

Cristina Burns, in una giornata emotivamente pesante del post-lockdown va al museo di Capodimonte e viene rapita dallo sguardo intenso di Antea del Parmigianino. Vi si appassiona, studia l’autore e viene a conoscenza che l’opera era tra quelle trafugate dai nazisti durante l’ultima Guerra e ritrovate poi da Rodolfo Siviero, grande investigatore e storico dell’arte.

Forte dei suoi “ritrovamenti” di giocattoli vintage in mercatini di modernariato, Cristina comprende, attraverso la figura di Siviero, che un certo valore della vita è dato dal riavvicinamento al passato perduto. Sensazioni fascinose che corrono parallele al suo desiderio di voler riacquisire ciò che era nel mondo pre-pandemico.

Cristina nella sua rielaborazione digitale di Antea (Antea, finalmente ti ho trovata), omaggia quindi Rodolfo Siviero inserendo una sua immagine.

Queste sono solo brevi considerazioni relative ad alcune immagini di Cristina Burns esposte alla Reggia di Carditello e suddivise in alcune serie legate tra loro da un concetto di fondo: voler infondere nello spettatore un senso di benessere attraverso colori sfarzosi e un simbolismo anche religioso, dal mood psichedelico, per condividere quell’escapismo provato dall’artista.

L’Arcangelo Michele combatte il male che potrebbe essere anche il WEB mal fruito; colori sciolti e zuccherosi che incutono dolcezza; ripropone gli animali selvatici nei contesti urbani che aveva già immaginato in tempi non sospetti.

 

In “Urban Fairy Tales”, propongoun’immaginaria rivincita della natura sull’attività umana, attraverso lapresenza di animali che dominano un contesto urbano degradato e forseabbandonato. Attraverso l’opera “The Last Unicorn” auspico un intervento quasimagico che possa salvare l’umanità da irreversibili danni all’interoecosistema.

 

Intersezioni tra passato e contemporaneo, arte antica e nuove tecnologie digitali; Escapism di Cristina Burns è una macchina del tempo che corre verso un’unica direzione su due binari paralleli percorrendo allo stesso tempo passato, presente e futuro; per (ri)prendersi il meglio di ciò che rischiamo di perdere, immaginando un mondo migliore. Non per scappare per sempre con la propria immaginazione, ma per condividere una speranza con l’osservatore. Per cercare di farlo sta rmeglio con se stesso.

 

 

 

Escapism, di Cristina Burns

Periodo: 24 luglio – 15 agosto 2021

 

In collaborazione con:

Fondazione Real Sito di Carditello, Appunti Fotografici

Sede:

Cappella dell’Ascensione, Fondazione del Real Sito di Carditello

via Carditello, 81050 San Tammaro, Caserta

 

Giorni e orari di apertura:

Sabato 24 luglio: 18:00 - 21:00

Domenica 25 luglio: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Mercoledì 28 luglio: 18:00 - 21:00

Venerdì 30 luglio: 18:00 - 21:00

Sabato  31 luglio:16:30 -19:00

Domenica 1 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Sabato 7 agosto: 16:30 - 19:00

Domenica 8 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

Sabato 14 agosto: 16:30 - 19:00

Domenica 15 agosto: 10:00 - 13:00 / 16:30 -19:00

 

Costo ingresso al Real Sito: 2 euro

18.07.2021 # 5769

Marco Maraviglia //

I Dittici d’Iran di Vanni Pandolfi. Sensazioni e racconti di una terra vista da dentro

Analogie in un libro fotografico, figlio del lockdown, di appunti fotografici presi dal 2011 al 2020 che vede la luce

Chi è Vanni Pandolfi

Classe 1982. Laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Firenze, per vivere è socio di un’agenzia che si occupa di sorveglianza non armata.

Conserva ancora le fotografie che realizzò a 6-7 anni realizzate con una macchinetta fotografica che regalava un’azienda produttrice di cioccolato.

 

Best Selected,un’invenzione di fotografia condivisa

Vanni Pandolfi, pur occupandosi di altro per lavoro, coltiva ugualmente da sempre la sua passione per la fotografia spostandosi oltre ipropri confini. Oltre quelli che sono i propri servizi fotografici. Crea Best Selected, una vetrina, un contenitore che si occupa di Fotografia intercettando fotografi meritevoli divisibilità sparsi nell’Oceano della rete.

Ogni anno e da quattro anni, Vanni seleziona infatti le immagini più interessanti per realizzare dei volumi fotografici usando Blurb, un noto servizio di stampa on demand, rendendoli acquistabili in rete. E nuovi autori emergono. O perlomeno resterà traccia cartacea dei loro lavori.

Un’iniziativa lodevole che fa comprendere il senso di condivisione, senza gelosie o altro genere di sovrastrutture, di VanniPandolfi.

 

L’Iran di Vanni Pandolfi

Credo che nell’immaginario collettivo l’Iran sia solo guerre e petrolio. Le scene che ci mostra la tv difficilmente ampliano le nostre conoscenze di un Paese che in realtà è culla di civiltà millenarie. Un Paese demonizzato dall’Occidente, dalle tensioni internazionali derivate dalla rivoluzione del’79, che ne mostra solo i problemi che riguardano la classe dirigente con il resto del mondo.

 

È invece un paese meraviglioso, con una storia gloriosa e antica. Culla di civiltà millenarie. Deserti, montagne con ghiacciai, foreste, e il mare delGolfo Persico. Completo dal punto di vista naturale. Con un popolo accogliente,educatissimo, pieno di vita.

 

Vanni conosce nel 2011 Yasmine durante una serata magica in discoteca e comprendono che il loro incontro non è un semplice colpo di fulmine. Si sposeranno l’anno dopo.

Con lei inizierà a conoscere quel Paese in tutti i suoi aspetti culturali, paesaggistici, sociali, fotografandoli come appunti di viaggio.

 

Nell’ultimo viaggio ho notato differenze soprattutto nelle condizioni economiche. L’embargo e le sanzioni internazionali stanno facendo soffrire soprattutto il popolo piuttosto che la classe dirigente. C’è una crisi pesante,e la forbice tra ricchi e poveri si è allargata enormemente ingoiando la classe media giù verso la povertà.

 

Ma l’Iran è comunque un Paese ricco di energie dove, sì,circolano nelle strade i "controllori della moralità” che vigilano sul rispetto delle leggi emanate dal Governo riguardo quegli aspetti riconducibili alla morale islamica, ma c’è un mix di contaminazioni tra l’antico e il moderno,dove le “generazioni tecnologiche”, l’influenza occidentale, musica di ogni genere e quant’altro, creano un qualcosa di elettrizzante e stimolante.

E con l’arte dell’ospitalità che crea le condizioni per far sentire a casa propria anche lo straniero.

 

I Dittici d’Iran

Il libro è uno di quelli “figli del lockdown”. Mesi pandemici che hanno dato a tanti il tempo di risistemare idee, riprendere in mano progetti lasciati accantonati o di organizzarne di nuovi. Vanni Pandolfi in quei mesi fa mente locale sul suo archivio di nove anni di fotografie realizzate in Iran e fa nascere il suo racconto fotografico.

 

Sono nati così questi dittici che rappresentano frammenti di esistenze e momenti eccezionali della mia vita. Ogni dittico è un grumo di significati ed emozioni da decifrare riguardate vari aspetti “complessi” del Paese Iran e delle persone a me care che lo abitano.

 

Quando ho visto Ditticid’Iran di Vanni Pandolfi, mi sono sentito come scoprire le chiavi per accedere in un territorio ubicato oltre il mondo. Accompagnato dalla sua presenza nella mente, ascoltavo le sue essenziali parole che leggevo nelle didascalie. Brevi riflessioni personali e simil-poetiche che accompagnano le foto. Pregne di evocazioni, sensazioni, soffi di percezioni che immergono il lettore in atmosfere a cavallo tra l’antico e l’oggi, tra il mistico e il metropolitano. Silenzi senza tempo da ascoltare e poi sonorità urbane, miscelate al ritmo di arpeggi e rock.

È l’Iran di Vanni Pandolfi, o almeno quello che ho interpretato. Con le sue connessioni, contaminazioni e contraddizioni tipiche di un Paese che ha attraversato millenni di civiltà.

Con la giusta scelta del bianconero per concentrare l’attenzione sui soggetti-pensieri e le vignettature che richiamano l’effetto Holga, si stimola l’osservatore a scrutare con più attenzione e più a lungo le immagini per coglierne il senso delle analogie dei dittici.

Moschee ed altri luoghi di culto, interni di appartamenti,le strade, il bazar di dieci chilometri, le donne, le pause, le spiagge sul MarCaspio dove assaporare il tramonto su un tappeto persiano, i deserti e le montagne, i luoghi dove si incontrano i giovani, le feste, le amicizie di pochi attimi fatte nel traffico tra i finestrini delle auto... Vanni Pandolfi ci racconta con una fiaba fotografica una parte di quell’Iran ai più sconosciuta attraversandolo con immagini di Teheran, Esfahan, Shiraz, Kashan, villaggi nel nord sul Mar Caspio, Abyane, la zona del Gilan, le rovine di Persepolis.

L’Iran di Vanni Pandolfi, un Paese col un indice di criminalità tra i più bassi del mondo. La sua seconda casa.

 

 

Dove trovare Dittici d’Iran (2011-2020)

https://it.blurb.com/b/10768128-dittici-d-iran-2011-2020

13.07.2021 # 5766

Marco Maraviglia //

Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring in mostra

Federico Righi espone a MUSEUM venti immagini che documentano la vita di una nascente stella del pugilato cubano

Chi è Federico Righi

Lasciando stare che è un plur ilaureato (Ingegneria e Architettura), Federico Righi è un grande appassionato di fotografia facendo della street photography una sua ragione di vita in cui la Leica è ormai da anni sempre a tracolla come fosse un tutt’uno con lui stesso. Non va a caccia di scene di strada di proposito ma immortala ciò che gli si presenta innanzi, con colpo d’occhio.

Partecipa a mostre personali, collettive e competizioni fotografiche anche internazionali, dandogli riscontri positivi.


Cuba. Maggio 2012

Chi l’ha detto che i workshop fotografici sono un’industria per spillar quattrini agli aspiranti fotografi? Non è sempre così, basta individuare quelli in cui ci sono fotografi professionisti che hanno tutti gli strumenti e le abilità nel riuscire a trasferire le proprie conoscenze. Federico Righi nel maggio 2012 partecipa a uno di quei workshop giusti, organizzato da Nicolas Pascarel che conosce Cuba quasi come se fosse la sua seconda casa.

Il workshop si sviluppa su diversi temi e Federico Righi si appassiona alla storia di Danel, un ragazzo diventato pugile quasi per caso.

 

Federico Righi racconta Danel, una storia minimalista

Checché se ne dica, tra i frutti della rivoluzione cubana c’è l’istruzione gratuita per ogni grado ma la vita di Danel prese una piega diversa di cui ad oggi non sappiamo quale sia stato l’esito e Federico Righi si è ripromesso di tornare a trovarlo.

Danel era un ragazzo che studiava ingegneria ma la sua vita cambiò nel momento in cui i suoi genitori morirono a poca distanza l’uno dall’altro. Sebbene gli studi universitari fossero gratuiti, doveva pur mantenersi per vivere e si trasferì all’Avana iniziando a fare molteplici lavori fin quando fu assunto come guardia giurata.

Da ragazzino un suo idolo era Teófilo Stevenson, campione di pugilato cubano e, senza tante pretese, Danel inizia a frequentare una palestra dove viene notato dall’ex pugile Carlos Manuel Miranda che lo invita a frequentare la scuola di boxe allestita al piano superiore della sua casa. Miranda da talent scout diventa il coach di Danel che fa un primo incontro nella categoria welter e stravince.

Federico Righi si appassiona a questa storia e intende documentarne alcuni suoi aspetti entrandoci dentro perché, detto un po’ alla Robert Capa, se non sei vicino non potresti fare buone foto.


Federico Righi entra nella vita di Danel

Vicino, vicinissimo, Federico Righi diventa per qualche giorno l’ombra di Danel. Lo ritrae in palestra durante gli allenamenti in condizioni critiche. Palestra poco areata, alto tasso di umidità che si condensa a terra, tanta sudorazione non solo degli atleti ma anche di Federico; luce al neon debole che lo costringe a usare tempi di esposizione lenti rischiando di ottenere foto inaccettabilmente mosse. Coglie i dettagli, il sudore che scende sul volto di Danel, particolari della muscolatura del boxer, le mani fasciate dopo aver tolto i guantoni, l’intensità degli sguardi che evocano impegno, concentrazione. Sacrificio.

Nella precarietà di una palestra arrangiata, le immagini in bianco nero di Federico Righi esaltano una bellezza nascosta che trasmettono quell’energia coinvolgente che quasi sembra di esserci anche tu. Dentro. Da vicino.

Ma il reportage non si limita solo agli allenamenti in palestra.

 

Un giorno accompagnai Danel a casa, quasi due ore dal centro dell’Avana, prendemmo un taxi e poi un autobus e poi, a piedi, per le campagne.Giungemmo ad un caseggiato, costituito, perlopiù, da baracche in legno e poche abitazioni in muratura. Danel, viveva in una baracca tinta di un rosa acceso.

 

Federico Righi entra nella vita di Danel ritraendolo nel suo contesto privato. Nella sua casa tinta di rosa che è un misto di muratura e lamiere; con conigli, piantine speziali che coltiva, galli da combattimento che dal 1980 sono nuovamente legali nel Paese. E conosce la sua compagna che potrebbe essere la madre.

Perché Cuba ha i suoi lati che condizionano tristemente il benessere della popolazione: se sei giovane e povero, non puoi permetterti di vivere con una ragazza coetanea. Un gap generato dalla prostituzione a Cuba.

 

Mi domando spesso se Danel fosse riuscito a coronare il suo sogno di diventare un pugile professionista.

Io spero di sì e, appena mi sarà possibile, tornerò a cercarlo presso la scuola di Carlos Miranda all’Avana.

 


Danel, il figlio de la Revolución, con la passione del ring

di Federico Righi


Rassegna Un Altro Sguardo sulla Fotografia, a cura di Mario Laporta

MUSEUM – Largo Corpo di Napoli, 3

Fino al 14 luglio

Ingresso libero

04.02.2021 # 5611

Adelma Rago //

La Lente Artistica Ultra-Wide 2.8/17 è ora disponibile su Kickstarter

Una prospettiva completamente nuova con la lente progettata per mirrorless full-frame e compatibile con fotocamere M Mount

Fermarsi in mezzo alla folla che percorre le strade urbane, immergersi nelle profondità della foresta nuotando tra pini imponenti, lanciarsi nel deserto sabbioso, navigando in vasti panorami aperti e, soprattutto, fotografare tutto questo. Nuove possibilità ultra grandangolari e dettagli sbalorditivi sono due delle principali caratteristiche della lente artistica Lomography Atoll Ultra-Wide disponibile da oggi su Kickstarter.



Con l’obiettivo artistico Lomography Ultra-Wide Atoll è possibile avvicinarsi incredibilmente al soggetto, catturando allo stesso tempo l’azione tutt’intorno con dettagli unici. Atoll può fotografare un oggetto in primo piano a una distanza di 0.1m, mantenendo anche lo sfondo a fuoco. Il mirino garantisce una composizione accurata con le fotocamere analogiche e l’opportunità di riempire ogni angolo di 103° con colore, carisma e chiarezza.

La lente artistica Atoll Ultra-Wide è un modo completamente nuovo di vedere il mondo, una prospettiva piacevolmente ampia e un invito a far esplodere le proprie aspettative. Gli scatti ultra grandangolari aumentano le dimensioni relative e vantano una profondità impressionante per fotografie e video accattivanti, stimolanti e coinvolgenti.




FOTO E VIDEO


L’obiettivo artistico Lomography Atoll Ultra-Wide è stato progettato pensando sia ai fotografi che ai video maker: passare tra le due configurazioni non è mai stato così facile. Catturare paesaggi, azione, fotografia di strada e di viaggio, oltre a video mozzafiato, dal documentario dinamico all’incredibile avventura d’azione. Con un moderno meccanismo di messa a fuoco elicoidale, ghiera controllo del diaframma smorzato e un breve raggio di messa a fuoco, è possibile regolare perfettamente la messa a fuoco e l’f-stop mentre la fotocamera è in uso, per un controllo creativo, rapido e silenzioso.


L’OFFERTA 


Su Kickstarter la Lente Artistica Lomography Atoll Ultra-Wide sarà disponibile per i sostenitori ad un prezzo iniziale di 399 USD, con un risparmio fino a 150 USD e data di consegna a partire da agosto 2021. Per maggiori informazioni o per sostenere il progetto clicca qui.




SPECIFICHE TECNICHE


*Per ulteriori specifiche, consultare la pagina di Kickstarter


- Lunghezza focale: 17 mm

- Copertura formati: 35 mm / full-frame

- Campo visivo: 103°

- Paraluce Lotus: Sì

- Costruzione lente: 13 elementi multistrato, 10 gruppi

- Messa a fuoco: Manuale

- Minima distanza di messa a fuoco: 0.1 m (Canon RF, Nikon Z, Sony E), 0.25 m (attacco M)

- Apertura massima: f/2.8

- Costruzione apertura: 8 lamelle, f/2.8–f/22

- Anello di apertura: smorzato

- Scala di profondità di campo: Sì

- Attacco: Canon RF/ Nikon Z/ Sony E (con adattatore close-up) e M (nativo)

- Contatti elettrici: No

- Telemetro M Mount: Sì

- M Mount Frameline: 28 mm

- Mirino ottico esterno: Sì

- Materiali: Alluminio anodizzato sabbiato

- Dimensioni (inclusi paraluce lotus e adattatore close-up): 89 mm (Sony E) / 91 mm (Nikon Z) / 87     mm (Canon RF) / ø73 mm × 79 mm (M)

- Disponibile su Kickstarter: Da 399 USD

- Prezzo al dettaglio stimato: Da 549 USD

- Data di consegna : agosto 2021


Altri dettagli:


- Progettato per fotocamere full-frame mirrorless Canon RF/Nikon Z/ Sony E e fotocamere analogiche e digitali con M mount

- Notevole campo visivo ultra grandangolare di 103° con distorsione minima, colori vibranti e forti contrasti

- Distanza di messa a fuoco minima di 0.1 m con fotocamere Canon RF, Nikon Z, Sony E e 0.25 m con fotocamere M mount

- Ottime prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione e design ottico rettilineo migliorato

- Compatto e ottimizzato per foto e video con meccanismo di messa a fuoco elicoidale, ghiera controllo del diaframma smorzato e distanza di messa a fuoco ridotta




CHE COS’È LOMOGRAPHY?


Fondata a Vienna nel 1992, la Lomographic Society International è un’organizzazione attiva a livello globale dedicata alla fotografia analogica, sperimentale e creativa. Attraverso i suoi prodotti che comprendono pellicole innovative, fotocamere, prodotti istantanei, obiettivi e accessori fotografici, si dedica alla progettazione e alla produzione di tutti gli strumenti fotografici necessari per creare, catturare e raccontare il mondo. Attraverso i Negozi Online e gli Embassy Stores, rifornisce non solo tutti i "Lomografi” ma anche laboratori fotografici specializzati, gallerie, musei e punti vendita partner internazionali. Lomography ha una forte presenza sui social media con 1,5 milioni di follower su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. Con l’hashtag #HeyLomography su un proprio scatto, si ha la possibilità di apparire sui loro social.


CHI SONO I LOMOGRAFI?


I Lomografi sono tutti coloro appassionati di fotografia e con una forte voglia di sperimentare. Desiderosi di immortalare tutti i ricordi, raccontare storie, e scattare su pellicola, negli ultimi 20

anni la comunità creativa composta da 1 milione di Lomografi ha caricato oltre 15 milioni di foto sul loro sito, il più grande archivio online di fotografia analogica e sperimentale nel mondo. 

I Lomografi utilizzano strumenti fotografici innovativi per stimolare la loro immaginazione, e scoprire nuovi trucchi durante i workshops, partecipano ai concorsi di Lomography e contribuiscono al Lomography Magazine. La loro sete di viaggiare, sperimentare, commettere errori, condividere e vivere la vita in tutta la sua bellezza e bizzarria, è ciò che li rende speciali.


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