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10.11.2022 # 6179

Marco Maraviglia //

Denis Piel espone “Down to Earth” alla Casa della Fotografia di Napoli

Il ritorno a una dimensione naturale della vita, senza rinnegare lo stile fotografico del passato, fatto di ricerca dell‘intimo delle cose

Denis Piel ha scattato in un decennio oltre 1.000 servizi editoriali per Vogue americano, tedesco, italiano, francese, inglese, Vanity Fair, Marie Claire, Vôtre Beaute, Self e Gentlemen‘s Quarterly. Ha ritratto molte celebrità come Sigourney Weaver, Christopher Lambert, Andie MacDowell, Uma Thurman, Jamie Lee Curtis e tanti altri.

Nei lavori di moda ha una caratteristica saliente che consiste nel ritrarre i soggetti, seppur in posa, con spontaneità e naturalezza quasi fossero lì per caso e colti con scatti rubati. Un‘estetica fotografica nata dall‘evidente passione per il cinema. Quello del “non si guarda in macchina da presa” e una fotografia da lui realizzata non è che la sintesi congelata di una storia raccontata ai modelli che devono poi trasformarla in azione.

E infatti Denis Piel è stato anche collaboratore per il cinema:

 

I registi sono stati la mia ispirazione e quando ho avuto l‘opportunità di lavorare direttamente su un lungometraggio come consulente tecnico, ho colto al volo l‘occasione. Il film era Exposed di James Toback, con Rudolf Nureyev e Nastassja Kinski, nel ruolo di una modella e l‘attore Ian McShane nel ruolo di un fotografo di moda.

- Denis Piel

 

Un‘esperienza che lo stimolò a sviluppare il suo bisogno innato di “costruttore di storie” fino a crearsi una casa di produzione propria per la realizzazione di spot pubblicitari. Nel 1985 fonda e dirige la Jupiter Films, società di produzione cinematografica di successo, con cui realizza molti spot pubblicitari e documentari per clienti internazionali.

Questa cosa della naturalezza, del desiderio di non artificiare le scene delle sue fotografie con pose inusuali, non forzare la luce lasciandola naturale, quando possibile, fa ovviamente parte della personalità di Denis Piel. Schietto, spontaneo, affabile, all‘indomani del tragico 11 settembre 2001 ha sospeso il mondo di prima della sua carriera rifugiandosi con la famiglia nel suo castello francese: Chateau de Padiès, a Lempaut, nel sud-ovest della Francia.

Ci sono artisti che a un certo punto della loro vita si sentono a disagio in un mondo fatto di spregiudicate ipocrisie e avidità e, se possono, si allontanano da quell‘establishment che non sentono più ben calzato su di loro. Gauguin “fuggi” a Thaiti. Stanley Kubrick lasciò Hollywood per trasferirsi in Childwickbury Manor, fortezza che teneva alla larga qualsiasi ospite indesiderato con maniacali sistemi di sicurezza. Ma non sono che alcuni casi.

E così Denis Piel decise di dedicare gli anni successivi della vita alla natura, trasferendosi nella sua fattoria francese che era in restauro dal 1992. Riscoprendo la genuinità dei valori che può restituire la coltivazione della terra.

Piel si dedica quindi col figlio all‘agroecologia secondo i principi della permacultura e dello sviluppo sostenibile. Attività che diventa fonte di ispirazione e centro della sua attuale pratica fotografica.

 

Il titolo della mostra, Down to Earth, evoca una caduta, un ritorno all‘essenziale, al realismo, al mito dell‘origine: il progetto del fotografo è, infatti, una celebrazione della natura e della fertilità, che mette in correlazione corpi e terra, crescita e morte, rurale e urbano, natura e cultura, apparenti opposti che si compenetrano negli scatti da lui realizzati in digitale con una Hasselblad H4D a Chateau de Padiès.

- dal comunicato stampa

 

Sono gigantografie che ritraggono l‘attività dei giardini intorno al castello, con l‘estro di chi ha sempre cercato naturalezza anche nella fotografia commerciale. Terreni coltivati, boschi, prodotti del raccolto, gesti contadini, corpi maschili e femminili a riposo, talvolta nudi, come ninfe e satiri. Il tutto in un paesaggio dal tempo azzerato ma in cui si avverte il vero senso della vita.

 

Vi sono inoltre le fotografie del progetto Padièscapes, una serie inedita di Denis che rappresenta un‘estensione sperimentale di Down to Earth e focalizzato su uno specifico elemento: l‘acqua, combinata con le immagini dei fiori.

 

Con questa nuova serie ho cercato di spingermi oltre il mio modo sicuro di produrre immagini, varcando nuovi orizzonti creativi. Usando come base un cubo d‘acqua in plexiglass (theWaterCube) mi sono divertito a giocare con i colori che, poi, si sono magicamente evoluti in Padièscapes. Il tutto senza fare uso di alcuna tecnologia, solo pura interpretazione visiva. In questo modo, ho raggiunto la tridimensionalità che tanto desideravo da bambino quando mi divertivo con i colori ricreando scenari ispirati all‘ambiente esterno. In qualche modo, è stata l‘occasione per ritrovare quell‘innocenza a cui tanti artisti vorrebbero ritornare.

- Denis Piel

 

«Denis, perché proprio un cubo e non un tronco di piramide o di esagono?» gli chiedo, «Potrebbe essere una buona idea» mi risponde sornione.

 

 

 

DOWN TO EARTH

di Denis Piel

a cura di Maria Savarese

dal 7 ottobre al 20 novembre 2022

Villa Pignatelli, Riviera di Chiaia, 200 – 80121 Napoli

Orari: mercoledì-lunedì 9.30-17.00 (martedì chiuso). La biglietteria chiude alle 16.00

Biglietti: intero 5€, ridotto 2€ (18-25 anni), gratuito under 18 e categorie secondo normativa vigente (cultura.gov.it/agevolazioni).

Contatti: drm-cam.pignatelli@cultura.gov.it, +39 0817612356

museicampania.cultura.gov.it



07.11.2022 # 6176

Marco Maraviglia //

Mauro Palumbo, cacciatore di vuoti e silenzi millenari del sottosuolo di Napoli, stupisce con Il Vuoto e la Lava

Lo speleologo e fotografo in mostra all‘Acquedotto Augusteo espone testimonianze fotografiche di luoghi ancora inaccessibili al pubblico

Senza nulla togliere ai fotografi subacquei, immagino Mauro Palumbo non tanto uno speleologo ma un sommozzatore che si immerge nei vuoti tufacei del sottosuolo. Senza bombole da sub ma resistendo a un‘aria che non è delle migliori. Senza pinne ma resistendo alla forza di gravità con tutta la forza e l‘agilità di braccia e gambe forti mentre si cala o risale da profondità anche di 25 metri. Muovendosi come un ragno. Con corde, moschettoni, elmetto con torcia e fotocamera.

Profondità terrestri dove il segnale GPS è impossibile e i rilievi topografici attuali si basano su quelli di anni addietro che non sono sempre precisi.

 

Mauro Palumbo con Il Vuoto e la Lava ci riserva nuove visioni del sottosuolo di Napoli. Luoghi prevalentemente inaccessibili al pubblico. Luoghi vuoti e bui che lui esplora e rivela raccontandoci, con le sue fotografie, che in realtà sono invece “luoghi pieni” perché ricchi di tracce di civiltà trascorse.

Scende tra strette pareti e improbabili cunicoli e, quando la torcia del suo elmetto illumina un ampio spazio, si sorprende lui stesso di quel che si ritrova intorno a sé.

Pareti affrescate di una chiesa, monumenti funerari del periodo ellenistico, pilastri di un acquedotto millenario, resti di finestre gotiche, dipinti giotteschi sbiaditi e usurati dal tempo: il sottosuolo di Napoli è una stratificazione di civiltà che si sono succedute nei secoli e che solo grazie a esplorazioni di esperti speleologi come Mauro Palumbo possiamo vederne alcune testimonianze fotografiche.

 

I luoghi saranno accessibili solo previo intenso sforzo economico non indifferente oppure grazie a visite speleologiche che talvolta la mia società organizza.

 

Le documentazioni fotografiche di questi spazi servono sì, a constatare lo stato dei luoghi dopo tanti anni, ma Mauro Palumbo non realizza semplici “rapporti fotografici”. Le sue immagini mostrano la tridimensionalità degli spazi esplorati attraverso un‘impegnativa sistemazione di flash supplementari talvolta supportati da gelatine colorate aumentandone la suggestività. Ricreando una luce dove le cavità prendono vita armonizzando ed esaltando i dettagli delle tracce architettoniche e artistiche del passato. Tra contaminazioni costruttive compresenti e ammassi di lava dei Vergini non completamente rimossa, tutto riemerge nelle fotografie portate in superficie.

 

Gli ambienti distrutti dalla “lava dei vergini”, la copiosa colata di fango e detriti che scendendo dalla collina di Capodimonte travolgeva tutto ciò che trovava per poi placarsi arrivata nella conca a ridosso delle mura della polis, proprio avanti alla porta della città denominata Porta San Gennaro.

 

Sedici fotografie. Le stampe, su supporto rigido di grande formato, sono esposte negli spazi del sito Acquedotto Augusteo, sospese con un sistema di cavi e tiranti in acciaio. Un dettagliato depliant con le mappe del Borgo dei Vergini e del sito archeologico, accompagna il visitatore con indicazione dei luoghi e con didascalie per ogni singola foto.

E vediamo, tra le fotografie esposte, gli Ipogei della “Lucerna” e delle “Colonne” con camere funerarie prese nella Necropoli ellenistica di Neapolis; le cavità di via Arena Sanità; l‘Ipogeo dei “Melograni”, l‘Ipogeo dei “Togati” con un altorilievo che rappresenta una scena di Fides;

 

In quelle “immersioni” uno dei suoi pensieri va a Vincenza Donzelli, fondatrice della Galleria Borbonica Sotterranea, prematuramente scomparsa quest‘anno e a cui dedica la mostra.

 

 

nota biografica

Mauro Palumbo è fotografo, speleologo e rocciatore. La passione per la fotografia nasce in ambito familiare ma le prime esperienze professionali maturano durante le esplorazioni nel sottosuolo napoletano. Pubblica le sue immagini su quotidiani on-line, riviste e libri. Di recente ha pubblicato il volume Ta Chròmata tes aphaneis - I colori del buio - Le Parche Edizioni.

 

 

 

IL VUOTO E LA LAVA

immagini dal sottosuolo del Borgo dei Vergini

mostra fotografica di Mauro Palumbo

Acquedotto Augusteo

Via Arena alla Sanitá n°5

dal 1 ottobre al 20 novembre 2022

Sabato e Domenica  10.30 - 13.00 (in altri giorni su prenotazione)

 

Contatti:

Associazione Culturale VerginiSanità

sede: via Arena Sanità, 5 - 80137 Napoli

www.verginisanita.it  | facebook, instagram associazioneverginisanita / instagram  aquaaugusta

info e prenotazioni +39 328 1297472  | mail associazioneverginisanita@gmail.com

 

Associazione Culturale Celanapoli

sede: Via Santa Maria Antesaecula 126/129 - 80137 Napoli

facebook: Celanapoli Carlo Leggieri

info e prenotazioni +39 347 5597231 | mail: carlo.celanapoli@gmail.com

 

patrocinio morale:

Municipalità 3 Stella-San Carlo all‘Arena - Comune di Napoli

 

partecipazioni:

La mostra è un evento speciale di Open House Napoli 2022 - Festival dell‘Architettura

L‘evento è parte delle Giornate Europee del Patrimonio 2022

Il sito Acquedotto Augusteo è parte di ExtraMann - Progetto OBVIA, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città.

21.10.2022 # 6164

Marco Maraviglia //

Pino Levano in mostra con Corpo Eretico/Project

Tracce di viaggi dell‘anima assediata da sacrifici, sfide e sofferenze che raggiungono il buio ma riscattandosi

Chi è Pino Levano

Pino Levano, classe 1974. Orgogliosamente di Napoli Est, «teatro di incontro e scontro fra culture diverse. La periferia come laboratorio di identità non/finite».

Da ragazzino smonta la fotocamera Kodak del padre per cercare probabilmente chissà quali segreti nascosti in quell‘oggetto. Poi, quando è ancora alle scuole medie, gli regalano una compatta analogica e inizia ad appassionarsi alla fotografia.

Si diploma al Liceo Artisico e poi si iscrive al corso di pittura dell‘Accademia di Belle Arti di Napoli dove, tra i docenti, c‘è Adachiara Zevi (figlia di Bruno) che contribuisce ad aprirgli un mondo diverso, con dinamiche creative opposte rispetto a quelle che stava seguendo in maniera più individuale e convenzionale.

Le conoscenze pittoriche lo aiuteranno poi a impostare l‘estetica per i suoi lavori fotografici a venire.

Di grande curiosità introspettiva dell‘animo umano, Pino Levano sperimenta nel corso degli anni varie tecniche espressive artistiche prima di approdare al suo ultimo lavoro: Corpo Eretico /Project.

 

Ricerche e sperimentazioni

Fotografia, stucchi, polveri, video, disegno, pittura, assemblaggi di materiali recuperati, manichini, sono state tutte sperimentazioni con il latente e persistente interesse della “geografia umana”, data la sua indole sensibile ed empatica.

Nel 1997 si laurea con la tesi Il cinema di Peter Greenaway – pittura, composizione, simmetria in cui analizza la filmografia dell‘artista. Incontra il britannico Greenaway in occasione di uno spettacolo al teatro Politeama che gli regala due ore di visione delle prove generali e Levano ne resta ulteriormente affascinato dalle sue contaminazioni espressive.

È il periodo in cui Pino Levano indaga l‘aspetto individuale della persona.

Studia la poetica di artisti come Francis Bacon, Lucian Freud, August Sander. Individua il corpo non come contenitore a sé ma è l‘anima che indossa il corpo.

Partecipa a due edizioni di Corto Circuito. Nel ‘97 e nel ‘98. Presente in diverse mostre collettive fino a presentare Mask of breathe, una sua personale di fotografia a colori a Lacco Ameno (Ischia).

 

Ad arricchire il suo background artistico è l‘esperienza di consulente designer a 360° per un‘azienda che si occupava di realizzare paramenti sacri. Un “jolly creativo” che disegnava oggetti sacri anche per il Vaticano, li fotografava occupandosi della loro comunicazione cartacea e WEB. E mi piace pensare che tra talari, candelabri, tabernacoli che disegnava, non abbia immaginato un proprio confessionale ideale. Perché adesso finalmente vi racconto quel che ho capito di Corpo Eretico /Project…

 

Corpo Eretico /Project

Come raccontarsi in un confessionale.

L‘esercizio dell‘empatia matura ulteriormente nelle ore di insegnamento scolastico durante le quali Pino Levano entra in contatto con chi è totalmente avulso da conoscenze artistiche. Il dialogo, detto alla Erich Fromm, è un dare e avere. Disinteressatamente e con la massima attenzione e predisposizione all‘ascolto. Ascoltando magari ciò che non viene detto tra le parole. Ascoltando le vibrazioni, il timbro, il tono della voce. Cercando di non lasciare adito alle proprie interpretazioni ma di sintetizzare e sublimare l‘essenza di una “confessione”.

Levano inizia a ideare Corpo Eretico durante la pandemia. Il contatto con una persona cara colpita da Alzheimer lo avvicina a quel concetto di “anima indossata dal corpo”. Il corpo è solo un involucro che cela un mondo spesso sconosciuto. Un libro chiuso. Da aprire per leggerlo e con una narrazione che può cambiare, trasformarsi a seconda delle vicende che accadono.

Accade, per una serie di coincidenze e connessioni interpersonali, che Pino Levano entra in contatto con persone che iniziano a raccontargli storie intime della propria vita. Storie maledette. Storie di sacrifici, di rinunce, di malesseri non sempre superati. Emarginazione, mobbing, trapiantati, tragedie familiari, desiderio di un figlio mai avuto…

Ma molte di quelle storie hanno comunque arricchito la personalità e la coscienza di chi le ha vissute. Esorcizzandole, dopo la caduta morale, spirituale, si sono rialzate.

 

La fantasia abbandonata dalla ragione genera mostri impossibili: unita a lei è madre delle arti e origine delle meraviglie.

- Francisco Goya in riferimento alla sua incisione “Il sonno della ragione genera mostri”

 

Pino Levano decide allora di ritrarre queste storie. Sì, avete letto bene: ritrarre storie. Perché non si tratta di osservare i soggetti umani nelle immagini, ma i loro abiti invisibili del vissuto interiore. Qualcosa che si può scorgere, intuire, presumere. La presenza degli oggetti di scena nelle immagini possono aiutare a comprendere il senso delle storie. Oggetti e materiali allegorici, metafore della drammaticità trapelante. Intima. Non rivelata platealmente. I segreti restano nelle immagini, la codificazione resta criptata in corpi intenzionalmente derotizzati. L’osservatore è destinato a farsi domande sapendo che non avrà risposte certe se non direttamente dalla voce della persona ritratta.

Sono fotografie realizzate tutte a casa dei “confessati”. Un drappo di stoffa come fondale, poche luci preferendo spesso quella ambiente e il resto accadeva sequenzialmente durante le riprese.

E infatti è sulla sequenza che Levano pone l‘attenzione:

 

Non sono scatti unici ma sequenze. Riferimenti narrativi ripresi come storyboard. Indulgiare sul momento è perché si sta raccontando qualcosa di importante. I tempi dell‘azione sono prolungati perché sta avvenendo qualcosa che fa parte del tempo stesso.

- Pino Levano

 

Da ragazzino smontò la Kodak del padre per cercare chissà quali segreti nascosti. Adesso è custode di segreti più intimi e complessi. Senza aver smontato corpi umani ma semplicemente accogliendoli in quel suo confessionale immaginario.

 

 

 

Corpo Eretico / Project

Di Pino Levano

Coordinamento artistico di Gianni Biccari

FOTOARTinGarage

P.co Bognar, 21. 80078, Pozzuoli (Na)

Dal 22 ottobre all‘11 novembre 2022

Inaugurazione 22 ottobre h. 17.30

11.10.2022 # 6156

Marco Maraviglia //

Enzo Crispino e il Rumore del Silenzio

Ascoltare il silenzio. Un intimo Grand Tour contemporaneo in un lido del ferrarese

Chi è Enzo Crispino

Nato a Frattamaggiore (Napoli) il 15 marzo 1964. Attualmente risiede in provincia di Reggio Emilia

La sua passione per la fotografia nasce casualmente come hobby nel 1990 dopo un viaggio in Inghilterra. Da sette anni si dedica da autodidatta e con assiduità allo studio della tecnica e della Storia della Fotografia. Luigi Ghirri Guido Guidi, Eugène Atget, Saul Leiter e Mario Carnicielli sono gli autori presenti nel suo “Pantheon” ideale.

Negli ultimi tre anni si dedica al Pittorialismo e al Citazionismo.

Di carattere intimo e sensibile, è tendenzialmente socievole e ama relazionarsi, contrariamente a quanto si potrebbe credere osservando le immagini delle sue ricerche fotografiche spesso «permeate da un alone di malinconica solitudine» come lui stesso afferma.

 

Ammesso per meriti artistici in qualità di Socio di Merito all‘Accademia Internazionale d‘Arte Moderna di Roma con nomina a Maestro di Fotografia Artistica.
Alcune sue opere sono incamerate dai Musei Civici di Reggio Emilia, dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, presso il C.S.A.C di Parma e il Centro Studi Archivio e Comunicazione dell‘Università di Parma.
Collabora con agenzie internazionali tra cui la Blink di New York.

Pubblica due libri fotografici con la casa editrice Corsiero editore "La bellezza perduta” e "Otto ore".
È rappresentato da Artifact Gallery di New York e da Galleria DuePuntoZero di Bergamo.


Lo stile

Enzo Crispino è interprete e citazionista nei suoi lavori. Appassionato di vedutisti e paesaggisti del ‘700 e del Romanticismo, le sue immagini restituiscono quelle sensazioni romantiche e cromatiche tipiche di questi periodi artistici. Come un viaggiatore del Grand Tour armato di fotocamera e non di acquerelli, tubetti e cavalletto, Crispino realizza gouaches contemporanee omaggiando artisti come Edward Dodwell, Simone Pomardi, William Turner, John Constable. Con quella patina giallina tipica del dipinto vissuto dal tempo. Dove il paesaggio prevale senza presenza umana ma con le sue tracce che si scorgono in pochi elementi.

 

Il Rumore del Silenzio

Spiaggia vuota in inverno. Desolazione. Si ascolta il silenzio. Quei suoni e rumori percepibili da chi apre il proprio cuore e la mente allo spazio intorno.

Immagini essenziali, minimaliste, che sembrano vuote ma che tra il cielo tumultuoso del pomeriggio invernale e la distesa di sabbia, si scorgono i segni di un‘attività balneare estiva ormai trascorsa. Rumori, urla, risate, rimbombano tra le frequenze assorbite dalla sabbia.

Giochi per bambini, canestri, porte di calcetto senza attività umana.

Tavolini di ombrelloni dimenticati, sedie abbandonate trascinate dal vento.

Sventola una bandiera rossa di pericolo. Un monito per azzardati temerari del bagno invernale. Forse.

L‘ingresso del lido è chiuso, ma c‘è una vita invisibile oltre, immersa nel silenzio ma Crispino in quel vuoto sonoro ne ascolta forse i rumori. Riflettendosi. Scorgendo in sé il suo stato sensibile del momento. Silenzio.

 

[...] Ho bisogno di silenzio

come te che leggi col pensiero

non ad alta voce

il suono della mia stessa voce

adesso sarebbe rumore

non parole ma solo rumore fastidioso

che mi distrae dal pensare. [...]

- Alda Merini

 

Le foto della mostra

Quindici immagini. Su carta Canson Photosatin da 270 gr in formato 30x40 applicate su passepartout 40x50, autenticate con firma e timbro

 

 

 

Il rumore del silenzio

Di Enzo Crispino

A cura di Silvio Panini

L‘Ottagono – Galleria comunale d‘arte contemporanea

Piazza Damiano Chiesa, 2 (angolo via Gramsci) – Bibbiano (RE)

8-30 ottobre 2022

Sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18.
INGRESSO LIBERO

Info: galleriaottagono@gmail.com

07.10.2022 # 6153

Marco Maraviglia //

Respiro. Aritmia di un territorio. Bagnoli oggi e speranze

Mostra di Paolo Cappelli, Paola Margherita e Marcello Anselmo a cura di Marco Izzolino

Che succede? Cosa sarà?

C‘è che un patrimonio di centottanta ettari ha iniziato a respirare da circa trent‘anni in modo spasmodico.

Nel 1992 tutta l‘area dell‘Italsider di Bagnoli chiuse definitivamente.

Da allora è divenuto quel territorio che potrebbe diventare come la Barcelloneta o una Nizza con un lungo marciapiede come quello di Copacabana, villaggi turistici tra giardini all‘inglese e alberi mediterranei, labirinti come quelli del Castello di Schönbrunn, fontane scenotecniche dai mille colori di luce, piste ciclabili, attracco per diportisti in transito, campo da golf, sculture artistiche interattive, micro-navette a energia solare, stazione di energia da fonti rinnovabili, biblioteca e videoteca, drive in, museo di Bagnoli, piscine termali, trattorie con prodotti a Km0, mercato di prodotti campani di ogni genere e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, potenzialmente potrebbe essere il Paradiso del Sud. E l‘immaginazione costa zero.

Tra decine di proposte e progetti che si sono avvicendati in questi anni, tra tavole cartacee, modelli plastici e rendering, l‘ultimo progetto è Balneolis di Invitalia. Ma non sarà breve la sua realizzazione.

 

Intanto la zona continua a “respirare”. Tra strutture dismesse, ormai di archeologia industriale, la natura fa il suo corso. Si rigenera in quel processo anarchico che stupisce per la sua imprevedibile vitalità e velocità di conquista. Nonostante il terreno sia stato martoriato nel passato da polveri pesanti e nanoparticelle, amianto, sedimenti industriali.

Nella totale assenza della presenza umana, specie botaniche ricoprono parte delle strutture abbandonate e uccelli migratori vi fanno tappa. Un paesaggio che sembra evocare le tavole di Moebius o quelle di Francisco Solano López (L‘Eternauta).

Un paesaggio surreale e metafisico allo stesso tempo. Senza tempo, se non quello delle tracce lasciate dalle industrie e quello impresso nella memoria di chi ricorda i fumi rossi dall‘odore acre sbuffati dalle ciminiere.

 

Ero una bambina quando invece negli anni Settanta le coppiette a via Manzoni si parcheggiavano sul belvedere della fabbrica di notte, potendo godere di un paesaggio di indiscutibile fascino post futurista fatto di mille tracciati e raccordi luminosi, fumi violacei, colate infuocate: un unico organismo pulsante. La memoria orale di quella storia comincia a dissolversi per motivi anagrafici…

- Paola Margherita, artista

 

Respiro è la mostra in corso a Città della Scienza visitabile fino al 29 ottobre, allestita con le fotografie di Paolo Cappelli, le sculture di Paola Margherita e due lavori di Marcello Anselmo.

 

Respiro ha l‘ambizione di provare a descrivere l‘aritmia del paesaggio di Bagnoli: lo spasmo, ma al contempo anche le potenzialità, del territorio; le implicazioni invisibili di un lungo processo in cui ogni forma può diventare inaspettatamente il principio di una trasformazione in divenire, un “non più” ma anche un “non ancora.

- Marco Izzolino, curatore della mostra

 

E troviamo le fotografie di Paolo Cappelli. Una Urban Exploration (URBEX) non clandestina ma fatta alla luce del giorno, “grazie” alle lunghe trafile burocratiche per avere i permessi necessari per le riprese.

Strutture che sembrano cattedrali gotiche, musei post-industriali, templi greci, acquedotti romani o altri spazi pompeiani. Elementi architettonici che stimolerebbero a immaginare una loro rigenerazione, senza abbatterli. Per lasciare parte delle testimonianze del territorio come il mercato di Camden Town di Londra o la Rhur in Germania trasformata in complesso culturale.

Cappelli propone 19 fotografie stampate prevalentemente in bianconero in formati 50x70 e 100x150.

 

Scattando le mie fotografie ho immaginato il “respiro” di questo territorio, l‘alternanza di Inspirazione ed Espirazione, necessaria alla vita di ogni forma vivente, applicata ad un luogo. Terra, alberi, piante, mare: dopo una lunga Espirazione durata 40 anni circa si è giunti ora alla fase dell‘Inspirazione, dell‘incameramento dell‘ossigeno, di un nuovo equilibrio.

- Paolo Cappelli, fotografo

 

Paola Margherita, scultrice a 360°, espone immagini tridimensionali ricomponendo i suoi disegni presi da punti di vista diversi dello stesso soggetto. Una laboriosa tecnica mista tra pittura, disegno a matita su cartoni ricuciti manualmente, restituendo una profondità plastica dei luoghi che “svela la frammentarietà della percezione dello stesso, in cui il fattore tempo è scritto nella cucitura ed il movimento è di chi osserva e attraversa lo spazio”.

Dettaglio di una scultura di Paola Margherita


E poi c‘è il documentario di Marcello Anselmo prodotto dall‘Istituto Luce Cinecittà: Posidonia, i fondali della metropoli.

 

I fondali della Metropoli è un viaggio, sonoro e visivo, sulla linea costiera, emersa e sommersa, prossima alla città di Napoli. Racconta il rapporto viscerale che lega il mare e la città attraverso la narrazione (auto) biografica di Claudio Ripa, storico subacqueo partenopeo, profondo conoscitore dei fondali metropolitani e già campione del mondo di apnea nel 1959.

- dal comunicato stampa

 

Inoltre Respiro è anche un altro lavoro di Marcello Anselmo. Un paesaggio sonoro i cui suoni e rumori dei luoghi sono tratti da archivi dagli anni ‘50 e oltre e che accompagnano la visione della mostra. Una colonna sonora implementata dalla musica originale dell‘ensamble Nino Bruno e le 8 tracce, ispirata alla vita della grande fabbrica e alla sua dismissione.

 

Respiro vuole anche essere - prosegue il curatore- una mostra /manifesto, una chiamata, rivolta a tutti gli artisti del territorio partenopeo, affinché con la propria ricerca possano contribuire al racconto del luogo unico in cui, dopo anni di stallo, i napoletani stanno tornando ad osservare e ad ascoltare il respiro della Terra.

- Marco Izzolino, curatore

 

Fino al XV secolo non esistevano gli architetti. Chiese, edifici, assetti urbani, erano edificati in base alle conoscenze ed esperienze di monaci, muratori, artisti, scrittori, persone edotte che suggerivano le loro idee e immaginazioni.

Dalle esperienze visive di mostre come Respiro si potrebbero trarre spunti creativi per affinare il progetto per l‘area dell‘ex Italsider. E sembra che l‘intento sia questo: ascoltare la gente del territorio.

Chissà…


Foto di copertina: © Paolo Cappelli

 

Respiro – Aritmia di un territorio

A cura di Marco Izzolino

Fondazione IDIS - Città della Scienza – Spazio Galilei

29 settembre - 29 ottobre 2022

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