Cercavo il marketing, ho trovato l’advertising. Era il 2001, e non avevo idea di dove stessi andando, ma il copywriting mi sembrava il modo più sensato per dare un senso al mio amore per le parole. Così sono diventata copywriter, quasi per caso, ma con una certa convinzione. La mia palestra è stata un’agenzia sull’isola di Ischia. Scrivevo tanto, scrivevo in fretta, scrivevo bene (almeno credo). Intanto imparavo gli orari degli aliscafi e scoprivo che, nel lavoro come nella vita, le relazioni contano tanto quanto le deadline.
Poi le cose si sono evolute, anzi: il mondo è cambiato tre o quattro volte. Il web, i social, gli ecommerce. E mentre imparavo cose nuove, insegnavo all’Ilas: teoria e tecniche della comunicazione, storia della pubblicità, della grafica, della fotografia. E nel frattempo scrivevo. Sempre.
Ho lavorato tanto nel settore food, un amore che è diventato competenza: progetti, contest, storytelling e strategie enogastronomiche per brand, chef, piattaforme. Dove c’è da raccontare il cibo, io mi sento a casa.
Negli ultimi due anni, però, è arrivata l’intelligenza artificiale. O meglio: io ci sono finita dentro. Non è stato un colpo di fulmine, ma un interesse crescente, alimentato da ore di test, workshop, esperimenti e corsi in aula. Oggi progetto e insegno percorsi pratici su come usare l’AI nel marketing, senza perdere il tocco umano.
Nel frattempo ho fondato The Yellow Duck, un’agenzia di comunicazione gialla, allegra, che fa squeeze. E nel 2021 ho creato con Sasà Tomasello Podmaker, una community per podcaster – per chi ha qualcosa da dire e vuole farlo bene. Sono anche autrice e voce di podcast come OnWine, dove il vino incontra l’ironia, e Medicastory, in cui racconto le scoperte casuali nella storia della medicina.
Ho una laurea in Filosofia della comunicazione, due diplomi di counseling, una smodata curiosità e una memoria selettiva: ho dimenticato gli orari degli aliscafi, ma non come si scrive un buon incipit.